giant of jazz - Francesco Cafiso
Una ressa incredibile: il satollo teatro Lauro Rossi si riempie e risuona. Fuori la tragedia: bancarelle, urla, mercato e tanto "chiasso chiassoso". Due facce della stessa medaglia.
Macerata accoglie così il "mago" Cafiso, che non certo viene da lontano ma dalla nostra Sicilia; un genio italiano e "coetaneo" - frequenta ancora il liceo, linguistico per la precisione - che dall'età di nove anni parla suonando il suo sax. Da quando ne ha 16 è il nuovo talento mondiale dell'universo jazz.
Io arrivo con calma - e con Filippo, Gualtiero, Mauro e Noemi - ma emozionatissimo, con l'ingenuità propria di un nuovo arrivato e con la bella trepidazione di chi va ad un concerto "evento". Il nostro palchetto nella mezz'ora di attesa si fa orecchio e dalla melodia del "guarda chi c'è in sala" nasce il melodico sax, che accompagnato da grandissimi musicisti (Riccardo Arrighini, pianoforte - Aldo Zunino, contrabbasso - Stefano Bagnoli, batteria + la stupenda tromba di Fabrizio Bosso) e coccolato dal silenzio della sala, trasporta lentamente il teatro e tutti noi lontano, nelle atmosfere, al di là dei confini del mercato della città e dei pregiudizi, fino all'assolo, al tutt'uno nel suono, nel ritmo e nel battere delle mani.
Ero come il bambino per la prima volta alle giostre: entusiasta! Per quel poco che mastico jazz, so di avere preso al volo una grande occasione; non posso di certo avventurarmi in analisi musicali di alcun genere ( per questo vi rimando al blog di Filippo che, chi meglio di lui, seduto accanto a me, ha ascoltato quello che io non riuscirei mai a dire: www.filippodavoli.splinder.com - cmq linkato a lato) ma posso difendermi da ignorante in questo senso: ognuno nel suo percorso raccoglie foglie di spirito, alcune a forza, altre per caso, altre per nulla; in ciascuna esso scorre, dove evidente, dove nascosto. Cafiso è manifesto: riesce in quello che è lo spirito del musicista, cioè lasciar passare attraverso il suo corpo la meraviglia dell'azione dello spirito e farla assaporare agli altri, essendo egli strumento di un essere più grande.
E questo è ancora più evidente dal fatto che dell'incontro con Cafiso all'uscita - con inevitabile autografo - mi rimane l'idea di un ragazzo inconsapevole di essere un genio, da confondersi all'apparenza tranquillamente nella folla; la Musica lo trasforma e lo "parla", lo "cresce" e lo "dona", crea attorno al suo sax fantasie e scale, tecniche e riscritture.
Poi la città lo ha avvolto, nel suo mercato e la sua indifferenza, e io sono tornato a casa contento.


















