Archiviato il martedì, 18 agosto 2009 in:
racconti,
mattinata
In dieci muniti forse riesco a rendere l'idea: comincio subito. Tante bancarelle, tanta gente, urla, caldo e colori. Mi intrufolo sorridente nel mercato di Mattinata come se fosse una tappa necessaria di un pellegrinaggio estivo: cerco qualcosa tanto per cercare, mi fermo, aspetto, "guarda che bello!" mi dice Vero, "scusi, quanto viene?" chiede con voce ferma al tizio della bancarella; io mi giro, guardo, ascolto. Tutto suona familiare, il bianco delle case, il calore del sole, li sapore di mare. Come se l'avessi già vissuto. Passano tre signore rotondette, le sento pronunciare suoni esotici e misteriosi, guardano le bancarelle con esperienza e disillusione e tirano avanti, lasciando dietro di loro quel puzzo di sudore così forte che da sempre mi ricorda questo posto..signore in nero, super-vestite ed accaldate, commari che da piccolo mi stringevano al petto lasciandomi soffocato da odori di tale sudore; ciabattano le commari al mercato, affrontano le salite del paese tutte dritte sbattendo lo zoccolo sul tallone umido come per farsi sentire a ritmo. "Donne!" grido un paesano che porta il pesce nel mio orecchio destro, tanto forte che mi fa saltare! "Pesce fresco signo'!!" prosegue nel suo canto. Tre francesi si fermano e lui ride, le porta in giro e loro mostrano con simpatia il sorriso ebete di chi non ha capito assolutamente nulla di ciò che gli è stato detto.
Io mi compro gli occhiali. Lo faccio quasi ogni anno: mi sembra di fare un affare, voglio che lo sia. "Mi stanno?", chiedo a Vero, "che dici?" "si dai, stanno carino!" dice lei, e sorride. Anch'io sorrido, felice.
In quegli occhiali si riflette il mondo, questo mondo bianco. Quante volte avrei potuto e non ho voluto scattare questa fotografia, lasciare del tempo alle mie radici. Quante volte t'ho dimenticato. Adesso ritorno, innamorato, con gli occhi lucidi, a riposarmi fra le tue braccia, Mattinata, per sentirmi di nuovo a casa,
per sempre.
figlioccio @ 17:20 |
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