Il Leone, Venezia e la via del tramonto

Archiviato il venerdì, 31 luglio 2009 in: racconti, proposte, nietzsche, incoscienze
Partire per Venezia e tornare da Venezia. In questa frase c'è un mondo di tempi, situazioni, 'cose' che scuotono l'attenzione del pensiero; 'esserci' a Venezia, invece, è l'esperienza presente di una forma vivente. Con questa frase, forse, si può ben descrivere il concetto di apparenza che Schiller mostra come l'essenza dell'arte: apparenza non come parvenza, non come 'mi appare questa cosa qui..', non come semplice visione, ma come 'strada' che porta alla verità della cosa, modo del manifestarsi dell'essenza. L'impressione che ci lascia la realtà, l'affectum che domina la nostra esistenza è un'opera d'arte. L'uomo che si lascia determinare dalla libertà tramite l'arte è l'uomo che va verso l'orizzonte dell'umanità, cioè l'integrità del nostro essere, l'essere-umano. Essere a Venezia, per tutto ciò, è essere nell'arte. Che cos'è l'arte? E' cercare nell'opera l'essenza, cioè il gioco libero dell'essere, pura forma. Questa è venezia: una potente forma. La potenza formale che ti assale quando percorri il Canal Grande o subisci l'imponenza della piazza di S.Marco. La forma che ti impressiona, ti prende e ti emoziona, ti 'morde' come un leone. Questa metafora forse è proprio ben messa per far luce su ciò che voglio dire: la forma d'arte di Venezia è un leone, un imponente opera difensiva che protegge e custodisce un tesoro, cioè il cuore, l'anima della città. Ai turisti che da tutto il mondo la affollano, ai curiosi che ogni giorno in migliaia la ammirano, Venezia mostra lo splendore del volto del suo leone, il suo orgoglio, la sua potenza, il suo enigma: una sfinge impenetrabile che continua a chiamare le genti da ogni parte del mondo per rispondere al suo misterioso segreto, alla sua bellezza. Nelle profondità del mare essa poggia le sue fondamenta, nei riflessi dell'acqua il suo gioco; la faccia che dona al mondo è la regina delle maschere e la sua festa è il tripudio del nascondimento. Ma c'è un segreto che sorregge Venezia nel suo galleggiare imperiosa fra le acque: il cuore che pulsa dietro tanto splendore, la soluzione del''enigma, il volto che strappa la maschera: l'avidità. Il volere di volere, il potere; dietro la facciata, il decomporsi progressivo dell'interiorità. La criniera del leone copre, come un trucco, il perdersi della città nel tempo, la carie che dall'interno mangia senza freno, avidità che vuole se stessa. Volontà di potenza? L'arte come volontà di potenza, forse (Heidegger su Nietzsche), che non apre ma si chiude in se stessa. Ma avidità vuol dire anche andare oltre, desiderare oltre la realtà, volere il sogno: portare sulla terra la bellezza e respirare l'eternità. Venezia è quindi ambizione, sregolatezza, bramosia: è una città che si chiude nell'essenza più pericolosa dell'uomo, nel vivere per il futuro, per l'avvenire, nel controllo. In questo modo Venezia è una parola che parla ad ogni uomo, un monumento che rispecchia ciascuno e lo guida nel suo vivere, un punto di riferimento, una stella: una luce incantevole che danza sul mare nella via del tramonto. Danza in maschera fino a sera, quando il suo maggior bagliore arriverà al mondo pieno della sua potenza, prima di venir sommerso dalle acque e celato dal mare in eterno.
figlioccio @ 18:43 | commenti | VOTA!! | | |   | post<li> | Traduzioni