IL CACCIATORE DI AQUILONI
Scrivo questa relazione a caldo. Sono appena tornato dal cinema; siamo partiti in fretta e furia da casa per non fare tardi e siamo arrivati proprio al momento giusto...( il film stava cominciando in quell'istante ). "Il Cacciatore di Aquiloni" è il fratello cinematografico del libro di Khaled Hosseini e la storia che viene raccontata è la storia dell'Afghanistan stesso visto dagli occhi di Amir e della sua famiglia: la storia della differenza fra etnia Pashtun e Hazara, la storia delle radici della cultura afghana nei suoi momenti più avvolgenti e spontanei ( le tradizioni sono quelle che si passano di padre in figlio, di generazione in generazione - vedi la gara degli Aquiloni ) e nelle sue tragedie ( l'invasione sovietica prima, la dominazione talebana poi - guarda un po', proprio gli americani che all'epoca finanziavano con armi illegali i talebani pur di cacciare i sovietici da Kabul oggi gettano bombe sul loro stesso giocattolo delle lego perché è sfuggito loro di mano... ). Con questo bisogna dire che il film è intenso, carico di emozioni, denso: si respira la pagina bianca che il film celebra, la storia mai scritta dell'anima pura che viaggia dentro di noi come tutto ciò che già da sempre rimane inespresso. Per questa semplicità - questo mi sembra davvero l'approdo - si tocca l'amore come l'amore, si vede l'amicizia, si passa per la cieca violenza, si assiste al dramma della guerra ( parola che per la nostra generazione suona lontana e povera di significato, per questo non viene affatto percepita ) in una cultura sempre troppo lontana dalle nostre sale ben arredate, televisori a 10000 pollici, cellulari sempre in tasca e saloni di bellezza. Mi verrebbe da dire che "Il cacciatore di Aquiloni" è l'evento che risolleva lo spirito di chiunque voglia evitare di vedere sempre e comunque al cinema o la "monnezza" dei filmetti pro-adolescenza eterna o dei i thriller "fatti con lo stampo" americani oppure dei "polpettoni" fantasy visti e rivisti ( per non parlare del fenomeno Boldi e De Sica e loro figli cinematografici...) ma forse sono troppo crudele con la mediocrità in questo momento di assoluta enfasi emotiva.
In conclusione quindi consiglio a chiunque voglia fare una boccata di ossigeno e far respirare l'anima in modo da riprendere il cammino di pensiero proprio dell'umanità - non siamo delle bestie noi uomini, o merce, come la televisione vuole farci diventare - di andare al cinema. Punto.




















Devo dire che ero entrato nel cinema con pochissime aspettative, e quel residuo di curiosità era mantenuto vivo dai precedenti incontri cinematografici con le biografie di star musicali come Jim Morrison, Jerry Lee Lewis, Kurt Cobain, Ray... perciò tutto mi sarei aspettato tranne di uscire dalla sala soddisfattissimo.
[...] La chat è anche il luogo dove confrontarsi con gli altri, un rifugio per combattere la solitudine, un posto dove azzardare ed osare ciò che nella realtà non si è in grado di fare o dire, un ambiente dove si può raccontare con un parziale anonimato la cosa più intima senza la necessità di costruire prima una relazione profonda, ecc. Queste potenzialità possono influire in vario modo sulla vita reale, provocando a volte vere e propriecrisi (spesso entrano in crisi rapporti coniugali instabili) e in alcuni casi inaspettate occasioni di crescita personale (ad esempio maggiore disinibizione, migliore chiarezza nella capacità di definirsi e di raccontarsi, nuove reti d'amicizia).