Archiviato il domenica, 11 febbraio 2007 in:
barthes,
mitologia/e
"..nel mezzo di questo abbraccio infantile, immancabilmente, il genitale si fa sentire; esso viene a spezzare l'indistinta sensualità dell'abbraccio incestuoso; la logica del desiderio si mette in marcia, riemerge il voler-prendere , l'adulto si sovrappone al bembino e, a questo punto, io sono contemporaneamente due soggetti in uno: io voglio la maternità e la genitalità ( L'innamorato potrebbe definirsi un bambino con il membro eretto: tale era il giovane Eros)"
R.Barthes, Frammenti di un discorso amoroso
Dio dell'amore, uno degli dei primordiali, contemporaneo della Terra e dell'Erebo, che i Romani chiamarono Amore o Cupido. Secondo altri, non aveva genitori e fu il primo degli dei, perché senza di lui nessuno sarebbe potuto nascere. Ritenuto in seguito figlio di Ares e di Artemide, o di Ares e Afrodite, o ancora di Ermes e Afrodite, era il più giovane di tutti gli dei. Era rappresentato come un bellissimo giovinetto alato, spesso con gli occhi bendati, dotato di arco e frecce d'oro che, scoccate a caso, trafiggevano i cuori, suscitando nei mortali irrefrenabili passioni amorose. Eros appare in molte leggende: la più nota è quella di Psiche, di cui è protagonista.
Oggetto di culto particolare a Tespie dove, ogni quattro anni, venivano celebrate in suo onore le Erotidie.
...
in me Eros,
che mai alcuna età mi rasserena,
come il vento del nord rosso di fulmini,
rapido muove: così, torbido
spietato arso di demenza,
custodisce tenace nella mente
tutte le voglie che avevo da ragazzo.
Ibico (traduzione di Salvatore Quasimodo)