QUESTIONE DI LINGUAGGIO

Archiviato il venerdì, 22 dicembre 2006 in: insonnie

Celentano direbbe che c'è sempre un  motivo, Mina direbbe parole,parole,parole...ma la questione è sempre la stessa: che nesso c'è tra pensiero e lingua?? Quale nasce prima? Quale dei due è da considerarsi indispensabile alla vita dell'essere umano?? La lingua si parla? si pensa? Il pensiero si parla? si pensa?

Senza avventurarmi in una lunga analisi linguistica sul fatto ( primo perchè l'ora è tarda e rischierei di introdurre una manica di ca..te, secondo perchè nonostante io sia veramente interessato in materia, non mi sento ancora sufficientemente preparato per un'indagine approfondita) posso dire solo questo: sto seduto davanti al pc, cerco di "tradurre" in scrittura qualcosa che nel mio CERVELLO ( come piacerebbe a De Saussure) ha generato un impulso alla comunicazione. Ma il problema di questo istante è nel suo cuore: improvvisamente ho avuto la sensazione che un'ombra spettrale si muovesse alle mie spalle, scura, implacabile, e che da un  momento all'altro mi avrebbe raggiunto e colpito, fino a farmi sfiatare dal panico e dall'ansia. Sento ancora un certo attrito psicologico a voltarmi, per convincermi di non essere più un bambino e riscontrare che i fantasmi non esistono.

Prendiamo proprio questo pensiero: mi chiedo se tutta questa descizione ( peraltro imprecisa, fragile e favolistica ) VALGA IL PENSIERO: questo è l'attimo, il nostro presente, la sconnessa rete, l'imprecisato che non ha nulla a che vedere con la quantità di lettere accorpate l'una accanto all'altra nella narrazione tentata nel paragrafo precedente. LA PAURA NON SI PUO' DIRE, come l'attimo è indicibile, e quindi il pensiero...aveva ragione Gorgia.

(Spengo il computer, che provo a dormire, senza parole; ritornano gli spettri, le fate, le ansie, le carezze, le gioie, la nausea e di certo la notte: il mistero di sentire di essere stanchi, mettersi nel letto e trovarsi ad occhi aperti; senza parole)

bnotte

figlioccio @ 02:56 | commenti (3) | VOTA!! | | |   | post<li> | Traduzioni

RICERCA SUL FUMO

Archiviato il martedì, 19 dicembre 2006 in: discovery blog

199A chi pensava ( come me) di potersi ritenere soddisfatto di avere fumato una sigaretta in meno in una giornata prima di coricarsi la notte, ha risposto una ricerca condotta da Aage Tverdal del Norwegian Institute of Public Health di Oslo e Kjell Bjartveit del National Health Screening Service (Oslo) e pubblicata su Tobacco Control: "dimezzare il numero di sigarette fumate ogni giorno non serve a tenere lontani i rischi per la salute. Per evitare rischi bisognerebbe dare un taglio netto".

Avendo messo a confronto due campioni di fumatori ( di cui un gruppo ha continuato a fumare lo stesso quantitativo di sigarette che utilizzava in precedenza e l'altro con il quantitativo dimezzato in dose giornaliera) i ricercatori hanno evidenziato che non si evince alcuna differenza significativa tra i componenti dei due gruppi per quel che riguarda i tassi di mortalità al polmone.

In alcuni casi, sottolinea la ricerca, il rischio di problemi cardiovascolari aumenta leggermente nei soggetti che hanno dimezzato o diminuito sensibilmente il quantitativo giornaliero di sigarette in un arco di 15 anni....

Allora io dico: visto che le cose stanno così, TANTO VALE ABBONDARE!!!!!!!

 

figlioccio @ 00:57 | commenti | VOTA!! | | |   | post<li> | Traduzioni

Agostino, Heidegger, Sartre

Archiviato il lunedì, 18 dicembre 2006 in: sartre, heidegger, kierkegaard

"I miei ricordi sono come le pistole nella borsa del diavolo; quando la si aprì non vi si trovò che foglie morte."   J.P.Sarte, La Nausea

jean-paul-sartre

"In che modo si diminuisce e consuma il futuro che ancora non c'è? E in che modo cresce il passato che più non è, se non perchè nell'anima ci sono tutte e tre le cose, presente, pasato e futuro? L'anima infatti attende e fa attenzione e ricorda, sicchè ciò che essa attende, attraverso ciò cui fa attenzione, passa in ciò che ricorda. Nessuno nega che il futuro non ancora c'è; ma c'è già nell'anima l'attesa del futuro. Nessuno nega che il passato non è più, ma c'è ancora nell'anima la memoria del passato. E nessuna nega che il presente manchi di durata perchè subito cade nel passato; ma dura tuttavia l'attenzione attraverso la quale ciò che sarà passa, si allontana verso il passato."    Agostino, Le Confessioni

"Avvenire non significa un ora che non è ancora divenuto attuale e che lo diverrà, ma l'infuturamento per cui l'Esserci perviene a se stesso, in base al suo più proprio poter essere. L'anticipazione rende l'Esserci autenticamente avveniente sicchè l'anticipazione stessa è possibile soltanto perchè l'esserci è, in generale, già sempre pervenuto a se stesso." Heidegger, Essere e tempo

Tutto è storia. Le piante che nascono, crescono, mutano, si riproducono, l'uomo, gli animali. Ma più interessante è la storicità degli eventi: come la storia è fatta di eventi, gli eventi singoli sono essi stessi storia compiuta. Il fatto in sè è la storia , allora, o la successione di fatti che crea? Come non dire entrambi. Non c'è altro che vedere "fatto" in un atto come vederlo connesso ai suoi precedenti e successivi. Il paradosso del presente è la storia. Se infatti mi sofermo a guardare un bimbo, ecco che il suo Esserci è costantemente storia, come lo sono i pensieri che mi portano a ricercare i genitori, l'età, il confronto con la mia infanzia, il gioco. Per conoscere veramente un evento esso deve divenire storia, deve, in effetti, divenire. Di un albero dovrei conoscere il processo di crescita, sapere che è ciò che mi si impone ai sensi (Kant) solo in quanto in precedenza è stato altro; questo è l'essere dell'Esserci, la sua storia (Hegel) il suo procedimento dialettico.

Così vale per l'uomo: io sono in quanto tutta la mia storia mi è palese, progressiva, in movimento. Mi sento in processo, lavoro in corso, successione e memoria. L'altro non può conoscermi: gli si mostra il mio presente, che è menzogna rispetto alla verità, la parte più superficiale dell'Essere, l'apparenza ( fenomeno - Kant ). Nel presente non si mostra l'angoscia (Kierkegaard) del divenire, dello scegliere e del continuo scegliermi( e necessariamente obbligato, il "non posso sfuggire a me stesso" Sartriano) come progetto, scelto, scommessa di esistenza. Questa è la realtà di ogni uomo, la sua linfa: il sentirsi progettualità, un continuo farsi diveniente ( Husserl/Heidegger). 

18/Dec

figlioccio @ 00:56 | commenti | VOTA!! | | |   | post<li> | Traduzioni