QUESTIONE DI LINGUAGGIO
Celentano direbbe che c'è sempre un motivo, Mina direbbe parole,parole,parole...ma la questione è sempre la stessa: che nesso c'è tra pensiero e lingua?? Quale nasce prima? Quale dei due è da considerarsi indispensabile alla vita dell'essere umano?? La lingua si parla? si pensa? Il pensiero si parla? si pensa?
Senza avventurarmi in una lunga analisi linguistica sul fatto ( primo perchè l'ora è tarda e rischierei di introdurre una manica di ca..te, secondo perchè nonostante io sia veramente interessato in materia, non mi sento ancora sufficientemente preparato per un'indagine approfondita) posso dire solo questo: sto seduto davanti al pc, cerco di "tradurre" in scrittura qualcosa che nel mio CERVELLO ( come piacerebbe a De Saussure) ha generato un impulso alla comunicazione. Ma il problema di questo istante è nel suo cuore: improvvisamente ho avuto la sensazione che un'ombra spettrale si muovesse alle mie spalle, scura, implacabile, e che da un momento all'altro mi avrebbe raggiunto e colpito, fino a farmi sfiatare dal panico e dall'ansia. Sento ancora un certo attrito psicologico a voltarmi, per convincermi di non essere più un bambino e riscontrare che i fantasmi non esistono.
Prendiamo proprio questo pensiero: mi chiedo se tutta questa descizione ( peraltro imprecisa, fragile e favolistica ) VALGA IL PENSIERO: questo è l'attimo, il nostro presente, la sconnessa rete, l'imprecisato che non ha nulla a che vedere con la quantità di lettere accorpate l'una accanto all'altra nella narrazione tentata nel paragrafo precedente. LA PAURA NON SI PUO' DIRE, come l'attimo è indicibile, e quindi il pensiero...aveva ragione Gorgia.
(Spengo il computer, che provo a dormire, senza parole; ritornano gli spettri, le fate, le ansie, le carezze, le gioie, la nausea e di certo la notte: il mistero di sentire di essere stanchi, mettersi nel letto e trovarsi ad occhi aperti; senza parole)
bnotte




















A chi pensava ( come me) di potersi ritenere soddisfatto di avere fumato una sigaretta in meno in una giornata prima di coricarsi la notte, ha risposto una ricerca condotta da Aage Tverdal del Norwegian Institute of Public Health di Oslo e Kjell Bjartveit del National Health Screening Service (Oslo) e pubblicata su Tobacco Control: "dimezzare il numero di sigarette fumate ogni giorno non serve a tenere lontani i rischi per la salute. Per evitare rischi bisognerebbe dare un taglio netto".